LE CARATTERISTICHE DELL’AUSTRALOPITECO

Gli Australopitechi vissero fra i 3,7 e 1,2 milioni di anni fa, in varie zone dell’Africa meridionale e orientale. Erano ominidi con andatura bipede, scatola cranica piccola (400-550 cm3), accentuato prognatismo, dentatura primitiva, alti poco più di un metro e con un peso corporeo compreso tra i 35 e 45 kg. Attualmente sono note 4 specie principiali del genere Australopiteco: afarensis 3,7-2,8 milioni di anni fa; africanus: 3–2 milioni di anni fa; boisei e robustus 2-1,2 milioni di anni fa. Dall’osservazione dei crani si è potuto notare che l’Australopithecus afarensis, vissuto 4-3 milioni di anni fa, ha il cranio piuttosto piccolo, la faccia invece è grande e protesa in avanti, c’è una prognatura, i denti anteriori come i canini sono ridotti, mentre i molari e i premolari sono decisamente voluminosi.
LE CARATTERISTICHE DELL’AUSTRALOPITECO

L’australopiteco è un ominide che prende il nome dalla zona in cui visse 3 milioni e mezzo di anni fa, ovvero l’Africa Australe (l’Africa del sud). Dalle impronte trovate sul terreno, gli antropologi hanno potuto stabilire che l’australopiteco iniziò a camminare su due piedi, cominciando il processo di evoluzione che lo allontanerà dall’aspetto scimmiesco (al quale ancora assomiglia) per avvicinarlo a quello umano.
Un’importantissima scoperta, avvenuta nel 1974, ha permesso agli scienziati di ricostruire uno scheletro quasi completo di australopiteco femmina, divenuta famosa con il nome di Lucy. Il primo dei nostri antenati fu l’australopiteco. Questo nome descrive in realtà più specie e significa letteralmente “scimmia del sud” ed è dovuto al fatto che visse nell’Africa australe. Era alto circa un metro, fabbricò solo molto più tardi utensili in pietra piuttosto rozzi e il volume del suo cervello era pari a quello degli scimpanzé attuali: tra 450 e 600 centimetri cubici. Il cranio era piccolo, schiacciato e la faccia sporgeva fortemente in avanti. Si diffuse a partire da quattro milioni di anni fa e poteva camminare eretto.
Proprio il passaggio dall’andatura su quattro zampe a quella sulle sole zampe posteriori segnò il distacco tra l’australopiteco e il progenitore in comune con le scimmie antropomorfe, rappresentando anche un buon esempio dal lavoro compiuto dalla selezione naturale. Quando nella Rift Valley africana, a seguito di mutamenti climatici, larghi tratti di foresta lasciarono il posto alla bassa vegetazione e ai pochi alberi della savana, chi camminava in piedi si scoprì favorito. Poteva, infatti, guardare al di là delle erbe per avvistare i predatori e con le mani libere poteva procacciarsi il cibo: si trovava dunque in vantaggio nella competizione per la vita.
Col tempo s’impose poi un’altro elemento innovativo, strettamente legato al primo. Dalla necessità di utilizzare le mani, di cui non faceva uso nella deambulazione, venne sfruttato il pollice opponibile, ovvero un dito in grado di ruotare su se stesso, di poter toccare tutte le altre dita e di poter stringere con forza attorno agli oggetti. Questa innovazione permetteva alla mano di farsi strumento, ad esempio, per poter fabbricare utensili o trasportare oggetti. L’Australopiteco visse nell’era Cenozoica tra i 3,9-2,9 milioni di anni fa, era un Onnivoro, era alto circa 130 cm e pesava circa 50 Kg.
LA COMPARSA DEGLI ASTROLOPITECHI

L’australopiteco è un genere estinto di primate della famiglia degli ominidi, che si ritiene appartenente alla linea evolutiva delluomo. Il nome significa “scimmia del sud” . Gli australopitechi apparvero all’incirca 4,2 milioni di anni fa con l’Australopithecus anamensis ed ebbero un certo successo evolutivo divenendo assai diffusi in Africa, fino ad estinguersi completamente circa 2 milioni di anni fa.
Le attuali conoscenze sull’origine dell’uomo permettono di tracciare, nelle sue tappe essenziali, la storia evolutiva della famiglia di primati di cui facciamo parte, quella degli ominidi, a iniziare dalle fasi molto antiche in cui comparvero gli Australopitechi, probabilmente di poco posteriori al punto di separazione dalla linea che ha condotto ai nostri parenti viventi più prossimi, gli scimpanzè.
LA MORFOLOGIA E IL COMPORTAMENTO

Si trattava di animali piuttosto piccoli e gracili, di altezza compresa fra i 120 e i 150 cm. Era presente un dimorfismo sessuale piuttosto accentuato, coi maschi considerevolmente più grandi e robusti delle femmine (fino al 50%, contro una media del 15% nell’uomo moderno). Ciò lascia supporre che questi animali vivessero in gruppi capitanati da un maschio dominante, similmente a quanto osservabile fra gli attuali gorilla. Il cervello della maggior parte degli Australopitecus aveva dimensioni pari a circa il 35% di quelle dell’attuale cervello del genere Homo. La mandibola era molto robusta e munita di denti forti ed appiattiti, con canini poco pronunciati e premolari e molari forti e dallo smalto ispessito, indicanti una dieta principalmente vegetariana. Gli arti anteriori avevano pressappoco la stessa lunghezza di quelli posteriori, nei quali l’opponibilità del pollice era stata praticamente persa per supportare un’andatura bipede.
Grazie a Lucy sappiamo che aspetto avessero: alti poco più di un metro e con il corpo ricoperto di peli, l’arcata sopraccigliare sporgente e la fronte bassa, la mandibola pronunciata e la dentatura molto sviluppata, anche perché si nutrivano di radici, bacche e frutti selvatici, cibi che richiedevano una lunga masticazione.
Lucy viveva in gruppo, e le sue preoccupazioni principali erano quelle di trovare un riparo e cibo. Non utilizzando più le mani per camminare, l’australopiteco iniziò a usarle a scopo difensivo per tirare rami e sassi in caso di pericolo, o per schiacciare i gusci dei frutti con le pietre, iniziando a comprendere l’uso degli utensili e migliorando la propria manualità.
Per difendersi dagli animali feroci, o per difendere il proprio territorio da altri gruppi estranei al proprio nucleo, utilizzava sassi e rami appuntiti, armi rudimentali utili anche nella caccia ai piccoli animali, soprattutto nei periodi di siccità quando le piante, la sua alimentazione prediletta, diventavano più rade.
La principale rivoluzione dell’australopiteco fu quella della manualità, grazie al pollice opponibile infatti riuscì a sviluppare l’abilità manuale che gli permise di creare oggetti rudimentali e di compiere movimenti e azioni sempre più complesse, stimolando il cervello per ingegnarsi a sopravvivere in un ambiente che era tutto tranne che sicuro.
COME CACCIAVA L’AUSTRALOPITECO

L’australopiteco non era ancora in grado di cacciare grandi animali ma poteva catturare piccole prede, si appostava di fronte alle tane e attendeva con pazienza il momento della cattura. Inoltre integrava la sua dieta nutrendosi del midollo osseo che estraeva dalle ossa di carcasse di animali già morti, per poi usare quelle stesse ossa frantumate come armi e utensili.
LE SOMIGLIANZE CON L’UOMO MODERNO

Nel periodo compreso tra 4 e 2,5 milioni di anni fa, l’Africa è stata abitata dagli Australopitechi e dal Kenyantropo: dei primi conosciamo cinque specie, del secondo una sola. Erano animali piccoli, di un metro e mezzo al massimo, pesanti dai 35 ai 45 kg. Il loro bacino era simile al nostro, basso e largo come si conviene a chi cammina dritto e ha bisogno quindi di un’ampia superficie su cui far attaccare muscoli glutei robusti (i muscoli delle natiche), al contrario del bacino delle scimmie antropomorfe che, invece, è alto e stretto, e infatti queste non hanno quasi il ‘sedere’. Anche la forma della mascella e della mandibola si avvicinava a quella dell’umanità attuale, con arcata dentaria di forma quasi parabolica, canini piccoli, molari abbastanza grandi.
Diversamente da noi, gli Australopitechi possedevano braccia lunghe e scatola cranica piccola, avendo un cervello di soli 500 cm3, proprio come quello di una scimmia antropomorfa. Tuttavia, se si considera il volume cerebrale relativo, cioè il rapporto tra la massa del cervello e quella del corpo intero, è come se quegli Ominini avessero avuto un cervello più grande rispetto alle antropomorfe di ben il 25 per cento. Tuttora non abbiamo prove che gli Australopitechi fabbricassero utensili in pietra o di altro materiale (legno, osso, corno) ma ciò non si può escludere. Il Kenyantropo, Kenyanthropus platiops, è un altro Ominino comparso nelle stesse regioni degli Australopitechi, ma che si distingueva da essi per avere la faccia molto più piatta.
RICAPITOLANDO

Circa 4 milioni di anni fa in una parte dell’Africa vivevano gli australopitechi, i primi ominidi che avevano iniziato a muoversi in posizione eretta, cioè solo sulle gambe. Gli australopitechi avevano anche queste caratteristiche:
- Erano bassi di statura, misuravano in genere meno di un 1 metro e 30.
- Il loro cranio era molto piccolo, ma il cervello era più sviluppato, era più grande, di quello delle scimmie e forse gli australopitechi erano più intelligenti delle scimmie
- La faccia invece era ancora simile a quella delle scimmie, con una mascella robusta.
- Gli australoipitechi vivevano nella savana ma non sempre nello stesso posto, si spostavano continuamente.
- Vivevano in gruppo con gli altri ominidi per difendersi meglio dai grandi animali feroci e per cacciare più facilmente gli animali che erano il loro cibo.

