LA SUDDIVISIONE DELL’ERA MESOZOICA

Il Mesozoico o era mesozoica o era secondaria, è la seconda era dell’Eone Fanerozoico, compresa tra il Paleozoico e il Cenozoico.
Iniziò circa 251,0 ± 0,4 milioni di anni fa e si concluse 65,5 ± 0,3 milioni di anni fa, con una durata quindi di circa 186 milioni di anni. Il termine Mesozoico deriva dal greco antico μὲσος (mesos) che significa “intermedio” e ζωὴ (zoè) che significa “vita“, a indicare il periodo di fauna intermedia tra il Paleozoico e il Cenozoico. Il Mesozoico è diviso in tre periodi: Triassico, Giurassico, Cretacico.
LA SUDDIVISIONE DELL’ERA MESOZOICA
La Commissione Internazionale di Stratigrafia riconosce per il Mesozoico la suddivisione in tre periodi, ordinati dal più antico al più recente secondo il seguente schema:
- Triassico, da 251 Ma a 199,6 Ma.
- Giurassico, da 199,6 Ma a 145,5 Ma.
- Cretacico, da 145,5 Milioni di anni fa (Ma) a 65,5 Ma.
- Il limite inferiore è determinato dal grande evento della catastrofica estinzione di massa Permiano-Triassica, durante la quale scomparvero tra il 90% e il 96% di tutte le specie marine e il 70% dei vertebrati terrestri. È considerata la più grande estinzione di massa nella storia della Terra.
- Il limite superiore è fissato dall’estinzione del Cretaceo-Terziario, oggi indicata come Cretaceo-Paleogene, che potrebbe essere stata causata dall’impatto astronomico che ha dato luogo al cratere di Chicxulub nella penisola dello Yucatán in Messico. Si estinsero circa il 50% di tutte le specie viventi e in particolare tutti i dinosauri non aviani.
1) IL TRIASSICO (250-199 milioni di anni fa)
Quando comparvero i primi dinosauri (250 milioni di anni fa) i continenti erano riuniti in un’unica massa di terra compatta, la Pangea, circondata da un vasto oceano, la Panthalassa. Evolutisi da gruppi di rettili primitivi, come l’arcaico Euparkeria, convivevano con animali molto antichi e con i quali non avevano alcuna parentela, come i Dicinodonti, sopravvissuti alla grande estinzione di massa della fine del Permiano (251 milioni di anni fa): i dinosauri non si erano ancora imposti ai vertici dell’ecosistema, e le loro dimensioni e varietà erano ancora contenute.
I gruppi di rettili sopravvissuti alla crisi del Permiano percorrevano i continenti della Pangea popolando zone sempre più ampie di terre emerse, mentre nei mari le forme di vita che avevano superato la crisi ebbero grande diffusione, che li avrebbe portati ad occupare ogni nicchia ecologica disponibile. Sin da questa fase, i dinosauri presero a distinguersi tra Saurischi ed Ornitischi: i primi avevano il bacino da rettile, come osservato dagli scienziati, e comprendevano la gran parte dei dinosauri carnivori bipedi oltre ai grandi erbivori dal collo lungo; i secondi erano dotati di un bacino simile a quello degli uccelli. Facevano parte di questo secondo gruppo erbivori dotati di becco, che avrebbero avuto fortuna soprattutto nei periodi geologici successivi.
2) IL GIURASSICO (199-145 milioni di anni fa)
Nel Giurassico l’invasione della Tetide sul cratone europeo, pur con una serie di fluttuazioni, continuò e in alcuni bacini marini epicontinentali, a lungo subsidenti, si depositarono potenti serie sedimentarie fossilifere costituite da calcari, dolomie, calcari marnosi e marne. I calcari litografici del bacino Giurassico di Solenhofen (Germania) hanno restituito fossili meravigliosamente conservati tra cui Echinodermi, Crostacei, Insetti, Pterosauri e il famoso uccello-rettile Archaeopteryx. L’Africa venne spinta verso est rispetto all’Europa e questo suo movimento di deriva, accentuato successivamente dall’apertura dell’Atlantico meridionale, la portò poi nel Terziario a entrare in collisione con la zolla europea.
Lo studio delle rocce prelevate sui fondali oceanici ha evidenziato che l’età dei sedimenti più antichi finora scoperti risale appunto al Giurassico medio-superiore, confermando così che prima di tale periodo l’oceano Atlantico non esisteva e che le masse continentali erano unite. L’invasione marina della Tetide ebbe la sua massima estensione nel Cretaceo superiore con la cosiddetta trasgressione cenomaniana.
Nel Giurassico, il clima arido e secco predominante nel cuore della Pangea si fece più umido; la Pangea stessa iniziò la sua lenta frantumazione che avrebbe portato alla formazione dei continenti così come li conosciamo. Nuovi tipi di vegetazione e nuovi ambienti, più fertili e prosperi, favorirono la diffusione dei grandi rettili e il loro rapido adattamento: i Sauropodi (“colli lunghi”…), i primi grandi Teropodi (carnivori), gli Stegosauridi apparvero in questo periodo. Si diffusero i più famosi rettili preistorici acquatici (plesiosauri, ittiosauri) e volanti (pterosauri): gli scienziati operano un distinguo tra questi e i dinosauri, benché i profani credano che si tratti del medesimo gruppo animale.
In definitiva, il secondo periodo dell’era Mesozoica segnò il trionfo evolutivo dei dinosauri e dei loro “compagni di viaggio” rettili. Durante il Giurassico si ebbe anche la progressiva frammentazione della Pangea in due supercontinenti: uno settentrionale, la Laurasia, e uno meridionale, il Gondwana. La loro deriva porterà all’attuale conformazione delle terre emerse.
3) IL CRETACEO (145-65 milioni di anni fa)
Nel Cretaceo continuò la frammentazione del Gondwana: nel Cretaceo inferiore si separarono America Meridionale e Africa nonché Africa, Antartide e Australia, nel Cretaceo superiore si separarono India e Madagascar; di conseguenza si ebbe un maggiore sviluppo dell’Oceano Atlantico e la nascita di quello Indiano. Questi movimenti, che si protrassero per tutto il Terziario, portarono alla chiusura della Tetide, mentre i continenti raggiunsero una posizione simile a quella che occupano attualmente. Durante il Giurassico e il Cretaceo, con l’apertura dell’Atlantico, si ebbe la migrazione verso ovest sia dell’America Settentrionale sia di quella Meridionale, al bordo occidentale delle quali erano presenti delle fosse oceaniche dove si attuava la subduzione della zolla pacifica al di sotto delle due zolle americane. Questo processo, attualmente attivo lungo il margine occidentale dell’America Meridionale, ha prodotto intense fasi di corrugamento e la formazione delle cordigliere americane (montagne rocciose e Ande).
Nel Cretaceo, periodo lunghissimo (80 milioni di anni circa), lo sviluppo della vita mesozoica conobbe le maggiori fortune. Comparvero, grande novità nel panorama vegetale, i fiori, e gli uccelli si evolsero fino a divenire simili a quelli di oggi e a minacciare l’egemonia nei cieli dei grandi rettili volanti, ormai in relativo declino. A dispetto di quello che si potrebbe pensare, l’ultimo periodo del Mesozoico fu prospero per i grandi rettili, che raggiunsero il culmine della varietà e della diffusione. Risalgono a questo periodo i dinosauri erbivori corazzati più famosi (Triceratops, Ankylosaurus, Pachycephalosaurus), i carnivori più grandi mai esistiti (Tyrannosaurus rex, Albertosaurus, Giganotosaurus), alcuni tra i dinosauri più intelligenti e specializzati (Velociraptor, Utahraptor, Troodon), molti erbivori di enorme successo come gli Adrosauridi.
Assieme ai grandi rettili, ebbero largo sviluppo, anche se in tono minore rispetto a loro, gli antenati degli odierni mammiferi, specializzatisi presto come spazzini notturni. 65 milioni di anni fa gran parte delle specie viventi in terra, cielo e mare vennero spazzate via da un evento ancora oggi misterioso.
IL MISTERO DELLA SCOMPARSA
L’estinzione di massa del Cretaceo (detta evento KT dagli scienziati), benché non apocalittica come quella della fine del Permiano (il 95% delle specie fu annientato in quell’occasione), comportò la scomparsa di tutti i generi di dinosauri, di pterosauri e di rettili marini; sopravvissero molti abitanti dei mari, come gli squali e alcuni altri pesci; gli uccelli; alcuni rettili come i coccodrilli, le tartarughe terrestri e marine, i serpenti e le lucertole; e infine i mammiferi, allora non più grandi degli attuali topi-ragno.
Gli scienziati hanno riflettuto a lungo sulle cause di una catastrofe ambientale e biologica tanto rapida e distruttiva: hanno ipotizzato malattie, un’improvvisa sterilità delle uova, un’intensa attività vulcanica, l’avvelenamento delle piante, l’inaridimento del terreno. Ma la scoperta di un immenso cratere nella penisola dello Yucatan sembra far luce, almeno in parte, sul mistero: la tesi più accreditata è quella della caduta di un meteorite di diametro tale da poter sconvolgere e mettere a rischio la vita sulla Terra. La sua caduta avrebbe provocato maremoti; le scorie e le polveri avrebbero ricoperto l’atmosfera, e l’ambiente sarebbe presto diventato quasi invivibile. Di certo, invivibile per i dinosauri che fino ad allora l’avevano abitato.
La fine del cretaceo è però caratterizzata da un generale raffreddamento del clima, con notevole riduzione delle piante a fiori. In questo momento, 65 milioni d’anni fa, si verificò la più famosa – anche se meno grandiosa – estinzione di massa, con l’enigmatica e repentina scomparsa dei dinosauri.
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