L’AUSTRALOPITECO: UNA SCIMMIA ANTROPOMORFA

Le attuali conoscenze sull’origine dell’uomo permettono di tracciare, nelle sue tappe essenziali, la storia evolutiva della famiglia di primati di cui facciamo parte, quella degli ominidi, a iniziare dalle fasi molto antiche in cui comparvero gli Australopitechi, probabilmente di poco posteriori al punto di separazione dalla linea che ha condotto ai nostri parenti viventi più prossimi, gli scimpanzè.
L’AUSTRALOPITECO, UNA SCIMMIA ANTROPOMORFA
Gli Australopitechi sono ominidi vissuti circa 4 milioni di anni fa in Africa, dove gli studiosi ritengono sia iniziata l’ominazione. Il nome Australopiteco deriva dal latino “australis”, che vuol dire “nativo dell’emisfero australe” (meridionale) e dal greco “pithekos” che vuol dire “scimmia”, quindi “scimmia nativa del Sud”.
L’australopiteco è un ominide che prende il nome dalla zona in cui visse 3 milioni e mezzo di anni fa, ovvero l’Africa Australe (l’Africa del sud). Dalle impronte trovate sul terreno, gli antropologi hanno potuto stabilire che l’australopiteco iniziò a camminare su due piedi, cominciando il processo di evoluzione che lo allontanerà dall’aspetto scimmiesco (al quale ancora assomiglia) per avvicinarlo a quello umano.
L’australopiteco è un ominide facente parte della famiglia Australopithecinae. Il primo ritrovamento dell’Australopiteco, avvenuto in Africa nel 1924 ha confermato l’ipotesi che il continente fosse il luogo di origine dell’uomo. Cronologicamente, anche se le diverse specie sono vissute in vari periodi, l’australopiteco come genere si estende dall’ultima parte del Pliocene fino al Pleistocene inferiore.
Gli Australopitechi, scimmie antropomorfe (con forme simili a quelle umane), apparvero circa 4 milioni di anni fa e furono dette australi, perché i primi resti furono rivenuti nell’Africa meridionale. Questi ominidi, alti poco più di un metro e dall’aspetto animalesco, erano già in grado di stare in equilibrio sulle gambe. Non erano ancora in grado di costruire strumenti, tuttavia utilizzavano ciò che la natura offriva: pietre affilate e rami. Probabilmente anche se in forma rudimentale, erano già capaci di esprimersi verbalmente. Dagli Australopitechi derivò un nuovo ominide, l’Homo habilis, cioè “capace di usare le mani”, capace di costruire utensili di osso e di pietra. Viveva di caccia e raccolta in zona limitata dell’Africa (Tanzania).
L’EVOLUZIONE DELL’AUSTRALOPITECO
La lunga evoluzione che conduce all’uomo si è svolta quasi per intero in Africa centrale e meridionale. È stato un processo complesso e lentissimo. Un punto di svolta fu l’apparizione, oltre 4 milioni di anni fa, dell’australopiteco. Era una scimmia antropomorfa, vale a dire di “forma” simile all’uomo, come gli scimpanzé e i gorilla. L’australopiteco, però, era diverso da queste scimmie perché presentava colonna vertebrale, arti e gabbia toracica adatti alla posizione eretta.
In altri termini, stava spesso in piedi e tendeva a spostarsi limitando il ricorso agli arti anteriori, a differenza di gorilla e scimpanzé, che sono quadrupedi e usano le nocche delle mani come punto di appoggio per gli arti anteriori. Era di taglia piccola rispetto all’uomo.
Fra tutti gli australopitechi, il più famoso è probabilmente Lucy. Questo nome affettuoso venne dato dagli archeologi allo scheletro fossile di una femmina di australopiteco vissuta circa 3,2 milioni di anni fa e ritrovata in Etiopia. Nella successiva evoluzione dell’australopiteco si formarono diverse specie, quasi tutte estinte circa 1 milione di anni fa. Gli unici discendenti dell’australopiteco che non si sono estinti appartengono a un singolo genere, cioè gruppo di specie, che si è trasformato profondamente rispetto all’epoca di Lucy e ha avuto grande successo: il genere homo.
LA SCOPERTA DI LUCY
Un’importantissima scoperta, avvenuta nel 1974, ha permesso agli scienziati di ricostruire uno scheletro quasi completo di australopiteco femmina, divenuta famosa con il nome di Lucy. In seguito a una campagna di scavi condotta negli anni Settanta da Donald Carl Johanson, nella regione dell’Afar, in Etiopia, furono rinvenuti i resti fossili di un ominide classificabile nella specie di australopithecus afarensis, i cui esami rivelarono che era vissuto 3,2 milioni di anni fa. L’ominide, di sesso femminile, fu chiamata “Lucy”, nome ispirato al titolo di un brano della famosa pop band britannica dei Beatles, che in quegli anni riscuoteva grande successo. Aspetto fisico dell’australopiteco e abitudini
Grazie a Lucy sappiamo che aspetto avessero: alti poco più di un metro e con il corpo ricoperto di peli, l’arcata sopraccigliare sporgente e la fronte bassa, la mandibola pronunciata e la dentatura molto sviluppata, anche perché si nutrivano di radici, bacche e frutti selvatici, cibi che richiedevano una lunga masticazione. Lucy morì a 20 anni, si nutriva di frutti, bacche, radici, uova, pesciolini e a resti di animali morti, aveva un cervello piccolo e un volto dall’aspetto scimmiesco e camminava eretta, pur essendo una brava arrampicatrice.
Gli studiosi sostengono che la posizione eretta e l’utilizzo delle mani per creare utensili favorirono lo sviluppo del cervello, e quindi dell’intelligenza umana. Questo portò gli ominidi a creare oggetti sempre più complessi, a sviluppare forme di linguaggio per comunicare, a evolversi in una forma superiore.
IL PROCESSO DI EVOLUZIONE
Gli Australopitechi camminavano perfettamente eretti; avevano una forte dentatura; abili arrampicatori; cervello poco sviluppato e fronte bassa; nell’aspetto, erano simili alle scimmie. Si nutrivano di erba, frutti selvatici, semi, bacche, radici.
L’Australopiteco non è un antenato dell’uomo. Infatti, a un certo punto, gli Ominidi si scissero in Australopitechi, poi estinti circa 2 milioni di anni fa, e in Homo. Questi ultimi hanno continuato la loro evoluzione fino all’Homo sapiens sapiens in tutto simile all’uomo di oggi. Questo processo di evoluzione è avvenuto in quasi 4 milioni di anni, in quel periodo della preistoria conosciuto come paleolitico. L’uomo è, per certi versi, figlio della savana, di questo ambiente che l’ha portato a mutare abitudini e a cercare nuove forme di sopravvivenza rispetto al passato. La zona delle savane si trova prevalentemente tra le foreste equatoriali e i deserti, le savane più estese sono quelle africane, ma ce ne sono anche in Sud America, in Asia e in Australia.
Oggi la savana è popolata da tribù di uomini che si dedicano soprattutto alla pastorizia e alla raccolta di frutti, tra le tribù africane più conosciute ci sono i Masai, popolo di pastori che si vestono con teli a quadretti rossi e neri e di donne che indossano grandi collane di perline colorate. Ci sono poi delle tribù nomadi come i Samburu, i Turcana, i Rendile, sono popoli che vivono seguendo il bestiame alla ricerca di pascoli in un ambiente dove l’acqua è ben poca, riservata agli animali prima ancora che agli uomini.
COME VIVEVA L’AUSTRALOPITECO LUCY
Lucy viveva in gruppo, e le sue preoccupazioni principali erano quelle di trovare un riparo e cibo. Non utilizzando più le mani per camminare, l’australopiteco iniziò a usarle a scopo difensivo per tirare rami e sassi in caso di pericolo, o per schiacciare i gusci dei frutti con le pietre, iniziando a comprendere l’uso degli utensili e migliorando la propria manualità.
Per difendersi dagli animali feroci, o per difendere il proprio territorio da altri gruppi estranei al proprio nucleo, utilizzava sassi e rami appuntiti, armi rudimentali utili anche nella caccia ai piccoli animali, soprattutto nei periodi di siccità quando le piante, la sua alimentazione prediletta, diventavano più rade.
L’australopiteco non era ancora in grado di cacciare grandi animali ma poteva catturare piccole prede, si appostava di fronte alle tane e attendeva con pazienza il momento della cattura. Inoltre integrava la sua dieta nutrendosi del midollo osseo che estraeva dalle ossa di carcasse di animali già morti, per poi usare quelle stesse ossa frantumate come armi e utensili. La principale rivoluzione dell’australopiteco fu quella della manualità, grazie al pollice opponibile infatti riuscì a sviluppare l’abilità manuale che gli permise di creare oggetti rudimentali e di compiere movimenti e azioni sempre più complesse, stimolando il cervello per ingegnarsi a sopravvivere in un ambiente che era tutto tranne che sicuro.
LE SPECIE DELL’AUSTRALOPITECO
Il nome australopiteco significa scimmie del Sud; se ne conoscono diverse specie.
Erano più piccoli dei pigmei, e avevano un aspetto nettamente scimmiesco con mascelle sporgenti. Il cervello aveva un volume circa un terzo del nostro (500-600 cm3), i canini lunghi e aguzzi; le mani e i piedi conservano molte caratteristiche di chi si arrampica sugli alberi e la dentatura è molto simile a quella dell’uomo attuale. Avevano un’andatura eretta simile a quella umana.
Si conoscono 4 tipi di ominidi:
1) L’AUSTRALOPITHECUS AFARENSIS
L’Australopithecus afarensis è vissuto tra 3 milioni e 700 mila anni fa e 2 milioni e 800 mila anni fa. Il più famoso Australopitheco afarensis è Lucy, i cui resti sono stati ritrovati nell’ anno 1974 e risalgono a 3 milioni e 700 mila anni fa.
Dalla dentatura risulta che l’Australopithecus afarensis fosse vegetariano.
Viveva forse sugli alberi per motivi di sicurezza.
2) L’AUSTRALOPITHECUS AFRICANUS
Australopithecus africanus prese il posto dell’afarensis dopo che questi scomparve circa 3 milioni di anni fa. Pur presentando affinità con l’afarensis, l’africanus presenta un incremento del volume del cranio; una tendenza alla riduzione dei denti; un miglioramento delle strutture di deambulazione.
- Dall’africanus discendono due nuove specie, l’Australopithecus boisei, in Africa orientale, e l’Australopithecus robustus, in Sudafrica. Sono specie molto simili per la loro corporatura massiccia. Vissero molto a lungo fino a 700 mila anni fa, ma si estinsero senza lasciare discendenti.
- L’Autralopithecus africanus è definito gracile perchè l’esame dello scheletro indica che non era di grande forza fisica. Questo difetto non gli impedì di diffondersi in Etiopia e in Sud Africa e di essere probabilmente il progenitore dell’Homo habilis. Era alto in media poco meno di 1,30 m, pesava circa 45 kg.
3) L’AUSTRALOPITHECUS BOISEI E L’AUSTRALOPITHECUS ROBUSTUS
L’Australopithecus boisei e l’Australopithecus robustus erano diffusi il primo in Africa orientale e il secondo in Africa meridionale; sono specie molto simili per la loro corporatura massiccia. Vissero molto a lungo, fino a 700.000 anni fa, ma si estinsero senza lasciare discendenti. L’Australopithecus boisei era alto più di 1,30 m e pesava circa 55 kg, la differenza con l’africanus sta nell’apparato masticatorio: denti, mandibole e muscoli masticatori del boisei erano molto più grandi perchè si nutriva prevalentemente di semi, radici e altri vegetali.
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